Cosa è una review

egon_schiele_-_die_eine_orange_war_das_einzige_licht19-4-1912
Egon Schiele, Quell’arancia è stata l’unica luce, 1912

Siccome gira voce che ne sarei ossessionata… parliamone – ma facendoci una sana risata, non da rosiconi!

Quanti tipi di review esistono? Contiamoli!

  • la review come quelle delle lavatrici sui siti appositi che consulti se ne devi comprare una – o come quelle degli ombretti sui siti delle fashion blogger.
    Sono pensate per il lettore e non per l’autore: gli dai un consiglio, una onesta opinione, poi si arrangiasse… se l’altro lettore scopre nel recensore un’anima gemella, grazie a questa anima (pia) leggerà storie che valgono la pena.
    Per scriverla bisognerebbe leggere la storia almeno un paio di volte con attenzione – non ha senso lasciare commenti del tipo “ah beh, ma io mica ho ben capito  cosa è successo al personaggio X, sai?” si fa una figura poco professionale.
    Si dovrebbe essere equi, niente stroncatore, onesti, ma non tromboni senza appello: è un parere su un lavoro di una persona, dato da uno che non è Dio. D’altro canto è un punto di vista. Ma su qualcosa che è già stato scritto – all’autore non si può dire nulla, oramai.
    Dovrebbe battere su punti di forza, eventuali punti di debolezza, niente spoiler… se mi piace, in pratica, cerco di convincerti a leggerla: la storia vale la pena.
    Se non piace, ma si crede di sapere a chi potrebbe piacere: lo si informa (“storia per rimminchioniti” non vale, però).<

 

  • la review del fan che ringrazia per il divertimento
    Pensata per l’autore: ha lavorato tanto nel suo tempo libero per regalare del divertimento gratuito, ha limato le parole, cercato buchi negli intrecci, ragionato sui dialoghi ed i personaggi… il recensore si è divertito (in una scala da 1 a 10 sei sopra il 7 meno meno, è chiaro). Entusiasta ringrazi. Non hai altro modo per ringraziare che non sia una review.
    Parole ed enfasi proporzionali al piacere, parrebbe; non necessariamente una review che sia un papiro, ma nemmeno una riga di commento tirata via.
    Se t’è piaciuta l’avrai letta con attenzione – anche più di una volta – si presume che tu sappia che è capitato… non dico tutti i dettagli, ma i fatti salienti e pure qualcosa in più del minimo.
    Interesse più verso intreccio e personaggi e meno verso gli aspetti tecnici della narrazione. Molto di pancia.<

 

  • la review del collega che da consigli
    Pensata per l’autore.
    E’ piaciuta o c’era qualcosa che la rendeva particolare (in una scala da 1 a 10 sei sopra il 5, diciamo, ma vedi ampi margini di miglioramento), e sai pure tu che, oltre la pacca sulla spalla e la condivisione, uno vorrebbe la famosa critica costruttiva: ovvero cosa si poteva fare per farlo meglio? Stendiamo un velo pietoso sugli errori di battitura – sempre in agguato – ma parliamo di punto di vista, flusso di coscienza, dettagli dell’intreccio, caratterizzazioni del personaggio.
    Non siamo scemi e sappiamo bene che una critica è come l’hambuger di un panino: ci vuole anche il pane, il cetriolino, il pomodoro, l’insalatina, salse e formaggio. Non si può solo dir male.
    Non si può gettare lì un consiglio generico, ma il discorso dovrebbe essere circostanziato e corredato di esempi e considerazioni. Altrimenti non serve – è critica, ma non aiuta (la risposta volgare, da autore a recensore, potrebbe essere “e grazie al c…o”, oppure “m’hai detto un prospero”).
    Interessante per altri autori e per chi si interessa a questioni tecniche.Può urtare l’autore e creare inimicizie dure da cancellare.
    La versione horror è la review (innocua) scritta da un hahahazzi che si sofferma su dettagli in fondo irrilevanti.<

 

  • la review one man show
    Di solito un flame, ovvero una stroncatura pirotecnica: lo storia non fa schifo, di più! il personaggio è un relitto umano, quello che fa riprovevole (bisognerebbe chiamare subito la polizia!), l’autore beve e forse ha una badante perché nessuno lo lascerebbe andare in giro da solo per quanto è scemo (e forse ha pure turbe mentali su cui è meglio tacere o i più sensibili potrebbero svenire).
    Pensata per gli altri lettori, non perché leggano o non leggano la storia in questione ma perché riconoscano il genio del recensore.
    Non è critica costruttiva: è una piallatura di un solipsista che pensa che se il mondo non è come se l’è pensato, allora tanto vale la pena che finisca in un botto. Però prima occorre spiegare per benino alla folla che non sa e non capisce, facendo ampio ricorso alle supercazzole.
    Divertenti da leggere, ma non per chi scrive.
    Di solito liquidate con “è solo un parere” da chi ha rodimenti di culo con l’autore, che non vede l’ora di grattarsi (traduzione: gongola).
    Alcuni autori piangono se le ricevono.<

 

  • la review di un amico
    Per l’autore, decisamente per l’autore.
    Sono come i biglietti di congratulazioni quando ti nasce un bambino: a chi scrive il biglietto interessa assai poco dell’indice Apgar, del peso alla nascita, o della bellezza, se aveva i capelli o era rugoso… non è medico e non è un fotografo di moda che sta cercando un volto di neonato per la nuova campagna pre*n*t*l: è solo contento per la mamma, e il bimbo è bellissimo a prescindere.
    Per cui abbondano i baci, i bacini, i bacetti ed i bacioni, dolci, teneri e coccolosi, corredati da abbracci ed abbraccioni per sorelline, amicuzze, amichette, compagne, pasticcine, principesse, focaccine, cicciottine, orsacchiotte, paperotte, topolini, ciccine, bau bau micio micio o quel che è.
    All’autore fan piacere, indubbiamente. E’ un’ottima cosa e ti scalda il cuore.
    Ad un altro lettore lasciano l’impressione di aver sbirciato una festa privata e non è in grado di farsi una idea sulla storia (giustamente, non è mica stata scritta per quello): dalla review parrebbe una capolavoro scritto in collaborazione da Nabokov, Baricco, Swift, Eco e Mark Twain.
    Oppure che c’è qualcuno che all’autore vuole davvero proprio tanto bene.<

 

  • la review di cortesia
    A volte in piazza c’è uno che ti ferma e ti dice che ti vuole regalare un braccialetto (di solito un cordino che non slaccerai più se non con delle forbici). Tu ti senti in debito.
    Finisce che o gli regali un euro o gli compri qualcosa.
    Succede anche che, se uno conosce qualcuno che ritiene un essere umano sensibile, finisca per andare a leggere una storia (a cui di solito non si interesserebbe) solo per cortesia verso l’autore (che magari nessuno legge ed un motivo ci sarà pure).
    Review che spiace all’autore che di solito capisce che dietro c’è stato uno sforzo, magari nemmeno chi ha recensito ha capito tutto – ha saltato bellamente dei paragrafi – ma l’ha fatto con lo stesso spirito con cui tuo figlio si mangia gli spinaci: fare contento qualcuno a cui vuole bene, ma che non tirasse troppo la corda.<

 

  • la review a tappeto
    C’è chi ha una missione: recensire tutto. Tutto? Tutto!Alcuni lo fanno perché gli piace e riescono in modo sintetico a mostrare di aver compreso la storia: il suo spirito e di che tratta.

    Altri lo fanno con lo stesso spirito con cui si distribuiscono volantini all’angolo di una strada: non devono convincerti che il nuovo locale è carino, e il cuoco geniale, o spiegarti che fa cucina fusion e gli riesce bene il tempura alle mandorle, ma da evitare il carrello dei dolci, per carità!ti sbattono un avviso in mano e via, ciaone!

    Lo scopo occulto di un sottoinsieme non è tanto parlar bene della storia a terzi, ma far conoscenza, generare le review di cui al punto 6 nelle loro storie, lasciare una traccia.

    Di solito sono one-line / one sentence che dicono tutto e niente: “mirabile storia di forte impatto che rivela una notevole presa sui personaggi”, “storia arguta ed interessante che narra aspetti insoliti di un intreccio noto”.

    Spesso la storia è stata letta per sommi capi e se l’autore approfondisse scoprirebbe che il recensore non ha idea di perché Maria ha mangiato il cosciotto di agnello e di chi ha rubato le uova di Pasqua del figlio del guardiano del cimitero (ricordarsi di ogni personaggio è impossibile, però, non confondiamo i rimbambiti distratti in buona fede con i non lettori tappetari).

    Se l’autore in fondo piace al recensore ci sara un “bravo”.

    Se gli sta sul culo non ci sarà, ma vi sarà qualche commento criptico che fa un baffo a quelli della Sibilla Cumana.

    Impossibile capire in questo caso che cazzo di gusti ha il recensore: gli piacciono le storie d’amore? i cappa e spada? le avventure? le storie torbide? i risvolti angosciosi? i drammi esistenziali degli adolescenti? le epidemie, le guerre e le carestie? ah saperlo… tutto, gli piace tutto – review su cui di solito, come lettore soprassiedi (non ti danno nessuna informazione sulla storia, in pratica di cosa diavolo parli o come).

 

  • la review che è una stroncatura, ma non ne ha il coraggio
    Lasciare review negative è indice di voler attaccar briga: se non ti piace una storia non lasciare nessuna review che fai prima. Non è che il mondo deve per forza sapere!
    Però in alcuni casi o la storia t’ha fatto schifo, o l’autore ti sta sui cabasisi per ragioni degnissime e ignote ai più.
    In tal caso è buona norma lasciare review da suocerocognata, ovvero complimenti apparenti che in realtà ad un più attento esame fanno girare le balle all’autore, che però non può replicare nulla senza sembrare vagamente paranoico.
    E’ un’arte.

Ovviamente nessuno scrive un solo genere di review, quando ne scrive una, ma, ogni volta, produce una combinazione lineare di questi tipi base e spesso nemmeno se ne accorge (io inclusa).

L’importante è divertirsi e cercare di non far male a nessuno.

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