Ha quindi senso ?


L’immagine è La Torre di Babele di Brueghel.

Lasciare una review?

Si, se uno non desidera che le sue storie siano condivise le scrive per sé e non le mette su web.

Se desidera condividere, ma casualmente, le scrive su un  blog di wordpress, della cui indicizzazione si lagnan tutti: poche letture e casuali.

Se desidera condividere, ma non vuole troppe critiche fa un sito. Pubblicizza in modo casuale. Non prevede i commenti. O li prevede da autorizzare: viandante, tu commenta pure, ma qui passa solo ciò che voglio io…

Se uploada su un archivio apposito che consente le review vuol dire che gli interessa sia la condivisione, sia un feedback. Ovviamente può non essere conscio di quanto sappia tollerare un giudizio che non sia hip hip hurrà, ma è disposto a correre il rischio.

Quindi si, se hai letto e ti è piaciuto ha senso lasciare una review: l’autore è lì per quello – poi saprai tu di che tipo vuoi, sai o ti viene in quel momento.

Preoccuparsi per le review?
Si e no: oltre a dare piacere, sicuramente possono dare indicazioni su come migliorare qualcosa che ci piace fare.
A qualcuno piace truccarsi, ad altri cucinare torte e ad altri ancora scrivere storie. Inutile fingere che un consiglio su uno di questi argomenti, se interessa, non importi: importa.

E non è una cosa insana e nemmeno fuori luogo – sennò che sei andato a fare su quel sito? perché hai fatto un upload? se era una cosa solo tua al 100% allora… tientele nel cassetto e leggitele da sola le tue storie, no? O mettile su un blog.

Però le review sono di vari tipi e se alcune servono per ricordare che al mondo esistono anche altre persone, altre possono anche essere figlie di altri meccanismi (degnissimi o indegni) oltre il “sai che c’è? mi è piaciuto!” o “sai… mi piace per certe cose, ma alcune no e qui ti spiego alcune cose se non ti offendi”.

E’ un po’ come nel vecchio film con la Kidman: se tutti vogliono girare un video, chi fa lo spettatore? E’ chiaro che una grossa fetta di chi recensisce è anche autore ed è vero il detto “cane non mangia cane”.
E’ chiaro che esiste il voto di scambio per cose ben più importanti perché non dovrebbe esistere la review di scambio?
E’ chiaro che finché il rapporto di conoscenza resta nell’ambito della narrazione di ogni narrante coglierai solo quell’aspetto, ma, più ci si conosce, più diventa difficile essere onesti. Se  sei amica di Ludmilla ti interesserai anche a cose che non ti interessano affatto, cercando qualcosa di gentile da dire. Se ti è insopportabile Berenice non leggerai le sue storie per principio e, se proprio proprio, lascerai review acidelle e scontrose.
Fino a quando tutto resta nell’ambito delle piccole derive ci sta – mediamente “passa” l’abilità del narratore.
Altrimenti diventa un incubo tipo Mean Girls: le Stronze Supreme da un lato, tutte intente a recensirsi tra loro, bacini e bacetti, tesora ed amora, le Sfigate dall’altro.
E la qualità della storia?

Ma quale qualità? La recensione non riguarda più la storia, ma l’aspetto social della vita di autrice e recensora. Potrebbero pure scambiarsi foto di gattini e sarebbe la stessa identica cosa.

Quindi…  inutile perderci il sonno: alcune “review”non c’entrano con la critica costruttiva, né con l’apprezzamento, sono altro e un altro di tanti tipi (dalla cortesia, all’apprezzamento personale, fino cose che uno pensa di te e che, vere o non vere, non ti farebbero un gran piacere).
Può essere che l’altro interessi, può essere che non interessi, non ha senso giudicare, ma le cose non vanno confuse: se vuoi critica costruttiva, che te ne importa di una review “a tappeto” di un’altra che non ti dice nulla e ti fa sentire in obbligo di scriverne una di cortesia, in cambio? O che pensa che se non ti lascia un commento poi ti offendi?

Esisti un po’ di più? Non credo.

E’ anche importante ricordare che non stai parlando con uno del mestiere: hai dipinto un quadro e la mamma di un compagno di classe di tuo figlio dice “che bello”, o fa una faccia strana… magari vai a casa sua e scopri che ha solo opere originali e meno note di artisti di calibro – perché avrebbe dovuto fare i salti di gioia per la tua crosta? Ogni che volta che si siede in soggiorno, può ammirare un Monet, due Degas e un Kokoschka…

Oppure tiene solo santini dell’Ottocento e calendari dei ristoranti cinesi e se le chiedi se le piace Klimt pensa che tu parli di un rapper norvegese… è davvero importante se non le piace la tua roba?

No, non lo è.

 

 

 

 

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