Review di scambio: si o no?

Premessa: considerazioni così come vengono.

Non ne faccio uso.

Non sono contraria. Modica quantità diciamo.

In pratica la domanda che c’è dietro il dilemma è: ma tu perché uploadi su efp?
Perché se il desiderio finale è tenere le proprie storie per sé ed essere indifferenti al parere del resto del mondo, un archivio altrui non serve: basta un quadernino.
Pepys tenne un diario crittografato per decenni e di certo non pensava che sarebbe stato letto e pubblicato – direi che, dato che crittografava, avesse saputo che glielo leggevano… gli pigliava un colpo.

Se il desiderio finale è che vengano lette: basta un blog. Garantisce anonimato (più o meno), si ha il totale controllo sul feeedback eventuale, e non ci sono limiti da concordare con nessuno: il rating, gli avvertimenti, la lunghezza… (fatto salvo il regolamento della piattaforma utilizzata) sono tutti fatti personali del signore e padrone del castello – l’eventuale viandante è benvenuto, ma è ospite, sacro, ma con poteri limitati. Non scassasse troppo i cabasisi.

Se si vuole essere i soli responsabili legalmente: un sito e passa la paura.

Uploadare su un archivio vuol dire ricercare lo scambio con altri che condividono la stessa passione e dovrebbe viaggiare su due binari: quelli del fan (condivisione di opinioni sul “prodotto” originale), e quelli della scrittura (come “fare meglio”, in soldoni).

Ma attenzione: cerchi una indicazione costruttiva, una pacca sulla spalla occasionale o una rassicurazione che su questo scrivere (è un hobby) alla fine ha ben poco a che vedere?

Perché cambia e anche tanto.

Nel primo caso quello che vorresti, spesso, è una correzione del tema del liceo fatta da un prof cazzuto. Se ti fanno a pezzi anche meglio, ma pezzi con cui ricostruire, non i soliti insulti pirotecnici che lasciano il tempo che trovano. Matita rossa e blu, andiamo riga per riga e ne parliamo, nel caso fammi vedere  – tanto poi la riscrittura la decido io.

Nel secondo vuoi solo l’hip hip hurrà, il corteo nelle vie del centro, con l’elefante in testa  e il tamburino che batte il tempo, il carro semovente e la folla in delirio che lancia petali di rosa: “Ludmilla ha sganciato un capitolo nuovo! Orsù gioite!”.

O, succede, quello che vuoi è l’appartenenza ad una comunità, di cui sei membro stimato e non lo scemo del villaggio, o la vecchia strega nel bosco.

Tutti e tre sono desideri rispettabilissimi di cui non ci si deve assolutamente vergognare.

Detto ciò… se l’incontro tra lettore e narratore avviene in modo spontaneo è il top per tutti. Parte il ponn farr e tutti soddisfatti.

Di fatto la regola vuole che solo una storia su 10 ti piacerà davvero follemente.
Altre ti piaceranno magari razionalmente (sai che sono ben scritte) ma non ti intripperanno affatto. Altre saranno un piacere colpevole che non ti spieghi.
E per altre un bel pollice verso, che, quasi sempre, terrai per te.
In mezzo tutte le classiche sfumature del caso.

La regola vuole, altresì, che non tutti i gusti siano condivisibili: ad alcuni il gelato al limone fa proprio schifo. Altri vanno pazzi per quello al riso giallo e pepe nero.
Non ci si può far nulla.
Quello che piace a te non è legge (e meno male, almeno c’è speranza per tutti).

Il narratore quindi si mettesse l’anima in pace: se gli va bene piace al 10% del suo fandom di riferimento (e, sottolineo, gli è andata bene). Pochi piacciono davvero a tutti quanti.

Però.

Però se tua mamma scrive una fanfic quanto obiettiva sei? Davvero la stroncheresti? Le negheresti un parere?
Tua sorella? La tua ragazza? Una tua amica?

Finché esiste una sorta di barriera tra narratore e recensore l’obiettività è possibile, ma se poi ti conosci, ti scambi le foto di gattini su facebook e finisce che mangiate la porchetta assieme una volta al mese, quanto obiettivo sei?

E se il narratore recensisce il narratore? Retaliation?

E se il narratore ti sta sui cabasisi?  Per motivi degnissimi, per carità (è grasso, è vecchio, è giovane, vota un altro partito, scrive meglio di te, è volgare, non ti lascia mai una review, tromba di più, è più figo(a), è iscritto al club amici di satana, ha sputato sul tuo personaggio preferito, ti tratta come se avessi 12 anni e non gli entra in testa che ne hai 60, vuole aver sempre ragione, pensa di poterti psicanalizzare via web, ma non ha colto che sei bisex/di un’altra religione/di un altro sesso, una volta si è dimenticato di salutarti, non ha messo un like sulla foto del tuo cane… un motivo a scelta, non ci interessa, quando uno sta sui cabasisi a conti fatti, difficilmente si tratta di Jack lo Squartatore, ma di gente per lo più normale).

Se uno sta sui cabasisi che fai? Recensisci onestamente? Recensisci  da suocera? Stile acidello e scontrosetto? Ignori e salti?

E se il giro si allarga? Se alla fine esiste un Consiglio dei Giusti come un film sulla high school americana, tipo Mean Girls per intendersi? Se esiste un mainstream… o se proprio non trovi il tuo compagno ideale del ponn farr?

Pugnette?

Insomma se alla fine, come un appuntamento combinato, o un salto in una agenzia matrimoniale,  non sarebbe meglio, ogni tanto, una review di scambio?
Altrettanto disonesta, magari, di una di scambio implicita, sicuramente (si spera) inconsapevole, ma scollata alla grande tra il parere espresso e la narrazione in oggetto – ne ho lette. Imbarazzanti. E non per il narratore, sia chiaro.

 

Insomma, davvero ci sarebbe qualcosa di male?

 

Sotto sotto sì: vorremmo tutto spontaneo. Ma se spontaneo non viene?
Per la pacca sulla spalla è come Rote Viertel, ma se vuoi uno squartamento per migliorare? Non vuoi la pacca sulla spalla, insomma.

La risposta non ce l’ho. A naso direi che è meglio aspettare il ponn farr (o il sok) e intanto apprezzare quello che fai se quello che fai ti piace.

 

 

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